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La storia dei ciliegi innamorati e uccisi come il Toro Amigo del racconto di Hemingway

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> Non c’era alcun bisogno di uccidere i due ciliegi <

Il rapporto con la natura e con l'infinità di esseri che la popolano è stato vissuto in modo diverso dai popoli in varie epoche della nostra storia, ma sempre con grande rispetto sia in Oriente, che in Occidente.

In  tempi remotissimi dai Sumeri, dai Babilonesi e dagli Egiziani, dai Greci (Platone e Pitagora), dai Romani ed in tempi più recenti dall’Ordine monastico guerriero dei Templari, voluto da

"Bernardo da Chiaravalle"


di cui crediamo vada ricordato il suo modo di onorare e rispettare la terra, vissuta come un essere vivo e palpitante, come forse più di qualsiasi altro essere vivente:

"Troverete di più nelle foreste, che non nei libri. Gli alberi e le pietre vi insegneranno ciò che non sanno insegnare i vostri maestri.

• Pensate di non saper succhiare il miele dalle pietre e l’olio dalla roccia più dura?
• Le montagne non distillano forse la saggezza?
• Dalle colline non cadono forse il latte ed il miele?
• Le valli non sono piene di frumento?
“Ho tante cose da dirvi, ma mi trattengo a stento!”

( Epistola 106)

La stessa impostazione la ritroviamo nei popoli dell'estremo Oriente e in particolare in Giappone.


Secondo la religione shintoista in ogni cosa si deve individuare un kami, da ogni singola molecola dell'Universo, dai corpi complessi, ad una roccia, ad una cascata, ad un albero.

Nel rispetto di quest antica tradizione avevo regalato alla mia compagna giapponese due

"alberi di ciliegio"

Quei due piccoli alberi, posti nel terrazzo, erano anche loro un kami, con  la loro essenza spirituale senza tempo e senza spazio, ma non per la mia compagna - come avevo sempre creduto - avendo mostrato di non aver compreso, nonostante la sua origine giapponese, la natura del rapporto spirituale, che ci aveva tenuto cosi profondamente uniti, come ben espresso da un anonimo poeta giapponese

Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

Anonimo giapponese

°°°°°°°°

"La Morte dei Ciliegi"

Una mattina, entrando in ufficio e aprendo il computer, ho ritrovato tra le e.mail un pensiero di un saggio, che mi ha fatto riflettere se fosse giusto coinvolgere nel mio profondo e incomprensibile dolore, anche altre persone.

Il pensiero era di Maurizio de Tilla e val la pena riprenderlo integralmente:

"Fra la tristezza e la gioia non c’è altra differenza se non quella che passa fra un’accettazione un pò più sorridente e un pò più illuminata e una sottomissione ostile e incupita, fra un’interpretazione rigida ed ostinata e un’altra armoniosa ed estesa. Il più felice degli uomini è colui che conosce la propria felicità, e chi la conosce meglio è colui che nel profondo percepisce come la felicità sia separata dallo sconforto unicamente da

"un’idea alta, infaticabile, umana e coraggiosa"

Potrà accadere che quanto intristisce voi conforti me, e ciò che vi consola potrebbe invece affliggermi. Ciò che di bello ci sarà nella vostra visione consolatrice penetrerà nella mia afflizione, e ciò che di grande ci sarà nella vostra tristezza fluirà nella mia gioia. I concetti sono espressi da Maurice Maeterlinch, nel libro

“La saggezza e il destino”

Tutti noi dobbiamo riflettere su quanto può influire il nostro atteggiamento, il nostro pensiero sugli avvenimenti per trasformare, per noi e per gli altri, una posizione di sconforto in una posizione di gioia. Si dovrebbe poter dire che agli uomini accade quanto questi desiderano che accada. È vero che abbiamo solo una debole influenza su alcuni avvenimenti esterni, ma è altrettanto vero che possiamo avere un’azione dirompente su ciò che questi avvenimenti esterni diventano dentro di noi."

Lo sciocco non perdona e non dimentica. L'ingenuo perdona e dimentica.

Il saggio perdona, ma non dimentica.

Thomas Szasz

Pensiero che mi ha convinto a scrivere e a pubblicare nel mio sito, un articolo che mette in evidenza come spesso il dolore ti viene procurato dalle persone che ami di più, che non si rendono conto di averti ferito in modo inutilmente crudele con un gesto apparentemente privo di alcun significato, che non toccava la tua persona, né tanto meno i tuoi interessi o i tuoi beni personali, ma semplicemente due piccole

< piante di ciliegio >


L’atteggiamento e le scelte della mia ex compagna giapponese ne sono un’amara conferma, non avendo compreso

> il significato sacro e simbolico <

del colpo inferto al mio spirito da questa dolcissima signora giapponese, che ho tanto amato per le sue indubbie qualità umane e per sua raffinata personalità, ma che, dal punto di vista spirituale, non aveva raggiunto il livello di molti suoi eccelsi compatrioti, come invece avevo creduto in un primo tempo per poi dovermi amaramente ricredere.

In un primo tempo mostrava infatti di amare profondamente le piante, creando delicate composizioni floreali, che riempivavo di luce e colori ogni angolo della nostra casa, espressione  - almeno cosi credevo - della profonda e insuperabile cultura esoterica dell'arte dell'Ikebana, in cui il tema del

"fiore del ciliegio"


nasconde, dietro il senso della bellezza effimera, uno degli insegnamenti più profondi del

> buddhismo <


quello dell’impermanenza, come la vita di alcune specie di farfalle che, secondo la leggenda, vivono solo un giorno. Leggenda che ha un fondamento di verità. Infatti la fase di "farfalla è come per noi la fase della vecchiaia, perché la farfalla prima di essere tale è un “bruco” che vive molto a lungo e solo al termine della sua vita si trasforma prima in "bozzolo" e poi in “farfalla” dai mille e più svariati colori, come questo esemplare che ha raccolto nelle sue ali tutti i colori dell'arcobaleno.

https://www.youtube.com/watch?v=0bjB-IWEYI0&feature=share

Metafora perfetta ad indicare il raggiungimento delle più alte vette dello spirito, che si coglie per pochi istanti per poi tornare nuovamente nell'immensità dell'Universo e rinascere in altri esseri o entità e cosi via all'infinito


Concetto presente in gran parte della letteratura giapponese e soprattutto nell'animo di ogni essere, che intraprende un cammino spirituale nel rispetto dello

"spirito religioso shintoista"


secondo il quale "I Kami" sono la forza misteriosa all’origine di tutta la creazione e dell’evoluzione.


http://angolodellamicizia.forumfree.it/?t=65614489

< I kami >

comunemente tradotto con "divinità", ma più accuratamente — secondo la teologia espressa da Norinaga Motoori — "essenze spirituali"  sono le forze della natura.



Ogni entità, sia essa vivente o non vivente, è manifestazione di un kami ed è essa stessa un kami, in quanto le essenze spirituali sono


< immanenti >

 

 

Infatti secondo la teologia shintoista in ogni cosa si deve individuare un kami, da ogni singola molecola dell'Universo, dai corpi complessi, ad una roccia, ad una cascata, ad un albero



e in particolare "l'albero di ciliegio", che con  la sua essenza spirituale, senza tempo e senza spazio, abbellisce le strade

e i giardini del Giappone

E, nel mio caso, il terrazzo, dove ho abitato per anni con la mia compagna, a cui le avevo regalate

e che improvvisamenre e inaspettatamente mostrava di non aver compreso, nonostante la sua origine giapponese, la natura del

"rapporto spirituale"

che ci aveva tenuto cosi profondamente uniti e che avevo simbolicamente espresso con il

"dono"

iniziale, tagliato e disperso in mille pezzettini al momento del definitivo distacco.

Atteggiamento che ha sorpreso anche lo stesso giardiniere, a cui avevo dato incarico di scegliere un nuovo "ciliegio" per sostituire quello che da anni non fioriva più


Infatti per tagliare a pezzi i due fusti , segandoli uno ad uno con una piccola sega casalinga, estirpare le radici e ripulirle della terra, è stato necessario un lungo e meticoloso lavoro.

nel tentativo di estirpare

> lo spirito vitale che univa indissolubilmente le due radici <

 

> killerraggio <

 

inutile e disperato, perché "le radici spirituali" che legano, senza tempo e spazio, due persone


>  non muoiono veramente <



 

Non c'è forza e volontà distruttiva che riesca ad estirparle. Esse resistono nel fondo del cuore.


 

Sono vitali, camminano di notte ed entrano nei tuoi sogni, come dice una bellissima poesia di

 

"Alda Merini"

 

“Ci sono betulle che di notte levano le proprie radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano e diventano sogni”.


http://2.bp.blogspot.com/-AdGByAQKwLQ/VdGdAqgsnmI/AAAAAAAAEF8/QDv4f5bArCA/s200/iaza15575383482600.jpg

Abbiate cura delle vostre radici perché senza non si vola

 

Tagliare un albero, sorto a "simbolo" di un rapporto, è un atto di una violenza inaudita, non è solo spezzare una vita, è anche

> cancellare una storia <


la storia di tutti quelli che hanno avuto quell’albero


come punto di riferimento, immobile e pur vivo,

 


 

il rifugio di tutto un mondo che non siamo più in grado di vedere ed al quale abbiamo deliberatamente deciso di non appartenere più.



Per quanto un essere umano decida di fuggire da tutto e da tutti, e cerchi di sciogliere i legami con il passato, è difficile che possa svellere le proprie radici, in cui è racchiusa la memoria, ma soprattutto

< il vincolo spirituale >

che si è instaurato tra due esseri, che si sono profondamenti amati, come mette perfettamente in luce un aforisma di un anonimo poeta giapponese, che le avevo inviato per il suo compleanno.